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restare, esistere, restituire

Festival Divercity

Il Festival DiverCity nasce nel 2018 dall’idea del suo fondatore, Dr Andi Nganso, che la città si debba aprire alle risorse culturali generate dall’intersezione di diverse identità. 

L’incontro è il terreno fertile alla base della manifestazione, uno spazio critico dove le arti, le competenze e le persone si trovano per ragionare, ascoltarsi e approfondire i temi legati alle diversità, con un focus sulle rappresentazioni delle persone afro-discendenti e delle BIPOC (black, indigenous, people of color).

Il valore aggiunto del Festival DiverCity sta nel mettere al centro le esperienze dirette delle singole persone attraverso l’analisi che parte dalla condivisione delle sfide che il presente ci mette davanti quotidianamente.

Il Festival e l’Associazione “DiverCity”, che nasce dall’esperienza concreta di vita dei soci fondatori, ha come principale finalità quella di creare e rafforzare vie per superare tutte le forme di discriminazione, di esclusione e di educare ed ispirare alla celebrazione degli innumerevoli punti di vista che compongono la “Comunità”.

“DiverCity” si propone come luogo di educazione permanente, di incontro e di un’aggregazione che assolva alla funzione sociale di maturazione e crescita umana e civile collegando la vitalità e la passione delle arti con il potenziale positivo della diversità culturale del nostro mondo.

NEST – La culla degli incivili

(DESIGN WEEK 6-12 giugno 2022)

Cosa succede alle persone ospitate nei centri di accoglienza temporanea e di cura? specialmente durante una pandemia globale? Come sono le loro condizioni di vita?

“NEST – il nido degli incivili” è il progetto-installazione di FestivalDivercity, è l’artefatto progettuale attorno al quale Andi Nganso e Maurizio Talanti vogliono poter condannare l’aggressione sistemica ai diritti e alla salute degli immigrati perpetrata anche attraverso il design (o la sua assenza) ed allargare una discussione sulla base di esperienze di campo in ambito sanitario e di benessere.

Le politiche e gli spazi, violenti e razzisti, sono progettati per causare paura e caos; prendere di mira coloro che cercano asilo e rifugio; foraggiare traumi e distruggere umanità e adibire l’ambiente costruito proprio contro gli immigrati e altre tipologie di beneficiari vulnerabilizzati.

Racconteremo, attraverso le fotografie di Sara Prestianni, nata a Fano nel 1979, e specialista in politiche internazionali d’immigrazione, le storie di persone che raccontano le loro storie di ingiustizie e umiliazioni endemiche, inclusi abusi fisici, razzismo, condizioni non sicure e non igieniche, ritorsioni, uso di isolamento prolungato e negazione di cure mediche e di salute mentale, anche dove le condizioni disumane aumentano la necessità di ciascuno.

Proprio dalla restituzione e dalla condivisione di quel dolore per cominciare una riflessione su una progettazione degli spazi che non sia strutturalmente crudele e che voglia invece guidare e contribuire alla formazione di percorsi di cura e benessere individuale.

Immaginare e proporre una nuova visione in termini di design delle strutture di accoglienza e di cura, interrogandosi su come dovrebbero essere strutturati da un punto di vista architettonico e di design, per ospitare  i soggetti vulnerabilizzati vuol dire quindi proporre una modalità operativa di progettazione plurale e multidisciplinare dove la necessità di gestione dello spazio deve andare di pari passo con l’analisi dei servizi sociosanitari, degli approcci antropologici per la cura di ferite personali che rischiano di diventare traumi generazionali, di quali siano le pratiche di design inclusivo, innovativo e sostenibile per permettere il consolidamento di nuove abitudini ed identità.

Bellezza, design, cura e spiritualità per un’esplosione di bellezza arricchita da opere di artigianato BAMILEKE e dai lavori del giovane designer afro italiano, studente della NABA, Abreham Brioschi.

Questo secondo appuntamento di FestivalDivercity all’interno della manifestazione WE WILL DESIGN di BASE MILANO, questo “nido”, dove far ritrovare soggettività rese subalterne e colpevolizzate dall’oppressore occidentale di “inciviltà”, sarà anche uno spazio dove interrogare “l’immaterialità della “cultura”, e la materialità dei riferimenti culturali come pratica di design e di cura dei processi di accoglienza.

Questa esperienza pluridimensionale sarà visitabile grazie alla collaborazione e la produzione di PLUS+ di Daniele Milonia e Vito Vero.

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